Quando le statue erano a colori: in viaggio nel tempo con i capolavori del MANN

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Apollo Citaredo, Collezione Farnese. Museo Archeologico Nazionale Napoli

Napoli - Da secoli siamo abituati ad apprezzarle nel candore di marmi dalle forme perfette, ma all’origine moltissime statue antiche sfoggiavano colori brillanti: rosso carminio, blu egiziano, giallo ricavato dagli ossidi di piombo, terre brune e ocra.
Per mostrarci le cromie amate dai Greci e dai Romani il Museo Archeologico Nazionale di Napoli dà il via al progetto MANN in Colours, che in tre anni metterà a disposizione del pubblico un database dedicato, dove reperire tante informazioni interessanti e modelli 3D navigabili a 360 gradi per visualizzare – anche da casa – i capolavori dell’antichità così come furono concepiti. Partner dell’iniziativa, la National Taiwan Normal University, con sede a Taipei, che si occuperà degli aspetti scientifici e tecnologici.

“Non si tratta di ricolorare le sculture”, spiega l’archeologa Cristina Barandoni, curatrice di MANN in Colours, “ma di indagare se e come fossero dipinte e tentare di ricucire la loro storia. Il digitale e i suoi strumenti all'avanguardia, grazie alla sperimentazione che faremo al MANN, potranno svolgere il ruolo di apertura verso un argomento assai poco conosciuto, contribuendo così alla ricerca scientifica e alla sua divulgazione verso il grande pubblico”.
 
Le prime statue a compiere l'insolito viaggio nel tempo saranno quelle della Collezione Farnese, che con opere come Atlante, Ercole, la Venere callipigia rappresenta uno dei segmenti più noti delle raccolte del MANN, senza trascurare sculture che già a occhio nudo mostrano importanti tracce di pigmenti, come il rilievo del Thiasos dionisiaco di Ercolano e la cosiddetta Venere in Bikini di Pompei.
E per permettere ai visitatori di seguire in diretta i progressi del progetto, il MANN si appresta ad allestire la Expert Room, un cantiere aperto dove osservare gli studiosi al lavoro e toccare con mano i risultati delle ricerche, mentre il pubblico da casa potrà seguire su un sito internet dedicato i videocast e i podcast delle fasi salienti.
 
“Dopo aver dedicato nel 2017 una mostra a Winckelmann, uno dei teorizzatori del ‘candore’ delle statue classiche che aprirà una scuola di pensiero tenacemente impermeabile all'idea del colore”, ha spiegato il direttore del Museo e coordinatore di MANN in Colours Paolo Giulierini, “il MANN continua nel grande processo di stimolo della ricerca concentrandosi su quanto ancora il proprio patrimonio statuario non ha espresso al pubblico: la policromia appunto, che rende molto più vicini i capolavori antichi alla tradizione della statuaria lignea sovradipinta di età medievale e rinascimentale presente nelle nostre chiese. Lo straordinario effetto dei pigmenti, che mira ad una volontà di realismo, ci porta a riflettere su quanto parziali e decontestualizzate possano essere le esposizioni museali. Per fare un esempio sarebbe come se noi esponessimo fra 2000 anni una macchina da corsa di una nota casa costruttrice di Maranello senza il caratteristico colore rosso: la priveremmo dell'aspetto più identitario”.
 
Se, da Michelangelo ad Antonio Canova, generazioni di artisti hanno costruito la propria opera su un’immagine della scultura antica legata al mito del marmo bianco, è da almeno 20 anni che gli archeologi sanno con certezza quanto fosse diffusa nel mondo greco e romano la pratica di dipingere statue e decorazioni architettoniche. In questo lasso di tempo la ricerca sulla policromia ha fatto passi da gigante grazie a un approccio capace di unire a sofisticate analisi tecnologiche le risorse di un arco di studi umanistici che va dalla storia al collezionismo, dall’archeologia alla storia dell’arte e alla filologia.

L’iniziativa del MANN si inserisce proprio in tale contesto interdisciplinare, che a livello internazionale trova un importante riferimento nel Copenaghen Polychromy Network, a cui partecipano attualmente istituzioni di sei diversi Paesi del mondo. L’obiettivo di MANN in Colours è invece sviluppare un’esperienza approfondita a carattere nazionale, creando una rete di collaborazioni tra i numerosi istituti e musei che da anni si occupano di policromia nella statuaria antica.
Ma non finisce qui: parti integranti del progetto sono la divulgazione e la creazione di occasioni fruitive ad alto tasso di coinvolgimento per il pubblico: esperienze multisensoriali che con la loro immediatezza consentano a tutti di riscoprire la bellezza dell’antico in una veste insolita, emozionante e del tutto autentica.
 
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